Palazzo Ducale

Nelle oltre 500 stanze che il formano Palazzo Ducale di Mantova, la famiglia Gonzaga visse e governò dal 1328 al 1707, cioè fino a quando il duca Ferdinando Carlo fu costretto all’esilio.
Quella che per molti è una Reggia, di pari dignità di quelle di Parigi, Vienna o Caserta, è il risultato della fusione cinquecentesca di più edifici disposti tra il Lago Inferiore e Piazza Sordello. Il nucleo originario sono il Palazzo del Capitano e la Magna Domus edificati dalla famiglia Bonacolsi. Con l’arrivo dei Gonzaga questi edifici si integrarono con nuove costruzioni, fino a formare la Corte Vecchia. Qui, tra cortili, giardini, stanze, è da non perdere il ciclo di affreschi che il Pisanello dipinse per volere di Gianfrancesco Gonzaga. Nel 500 si aggiunge alla Corte Vecchia il Castello di San Giorgio dove si trova la celebre Camera degli Sposi di Mantegna (vedi punto 4). Dal 1480, addossata alla Corte Vecchia viene edificata la Domus Nova e il Palazzo Ducale prende l’aspetto definitivo che ha oggi. Purtroppo della sontuosità degli interni resta ben poco: con la fine delle fortune familiari, i Gonzaga furono costretti a vendere opere e arredi. Il resto lo fecero le armate napoleoniche in Italia. Ancora visibile, per fortuna, la Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità di Rubens.

Palazzo Te

Agli inizi del 1500 Francesco Gonzaga fece costruire una piccola casa padronale e delle stalle per godersi la tranquillità dell’isola. Fu solo nel 1524, quando Federico II Gonzaga si entusiasmò per un progetto di Giulio Romano, che iniziò la costruzione del Palazzo Te così come lo vediamo oggi. Romano era stato il migliore allievo di Raffaello e come scrisse poi il Vasari, era un artista che progettava “non abitazioni di uomini, ma case degli Dei“. Se volete sapere che faccia aveva questo artista, c’è un suo ritratto dipinto da Tiziano accanto alla biglietteria! Il Palazzo è ovviamente splendido: dalle facciate, all’esedra, alle infinite sale che si susseguono in una stupefacente sequenza di simboli e riferimenti alla vita dei Gonzaga e alla politica del tempo. Il culmine artistico si raggiunge nella Camera dei Giganti, un ciclo pittorico che per bravura tecnica e capacità innovativa è stato per molto tempo ineguagliato. L’affresco riprende il momento in cui Giove punisce i giganti per il loro tentativo di sostituirsi agli dei. Giulio Romano riesce a catapultare chi osserva nel centro della battaglia, grazie a una tecnica prospettica ottenuta dipingendo l’intera parete, dal pavimento al soffitto. Da non perdere.

Garda Sud (dal quale dista circa 9 km) oppure percorrendo la SR 249 Gardesana Orientale, in direzione di Riva del Garda.

Castello di San Giorgio

Nel Castello di San Giorgio si trova la più importante opera d’arte di Mantova: è la camera picta o Camera degli Sposi dipinta dal Mantegna dal 1465 al 1474. Grazie ad un’abile divisione degli spazi e all’uso eccezionale della prospettiva, Mantegna riesce a trasformare le pareti in uno spazio in cui entrano in scena i personaggi della Famiglia Gonzaga. Nella prima parete (“della corte”), sono ritratti tutti i componenti della famiglia Gonzaga: il marchese Ludovico II e la moglie Barbara di Brandeburgo sono circondati dai figli e dai familiari. Ludovico, girato verso il segretario Raimondo dei Lupi, riceve una lettera mentre la piccola Paola porge una mela alla madre. Da notare il cane Rubino e la nana che guarda verso lo spettatore. La seconda scena (detta “dell’incontro”) è la celebrazione della linea dinastica: qui Ludovico II Gonzaga si trova al cospetto del figlio Francesco, nominato cardinale, che tiene per mano il fratello Ludovico che, a sua volta, dà la mano al nipote Sigismondo. Sullo sfondo c’è Roma Una curiosità: sono presenti tre firme di Mantegna. La prima sopra la porta, in una targa tenuta da putti alati, la seconda proprio accanto, sul pilastro, dove l’artista si raffigura come una sorta di fiore. La terza, nelle nuvole a sinistra nella volta.

Chiesa di Sant'Andrea

Secondo la tradizione nella Chiesa di Sant’Andrea è custodito la terra con il sangue di Cristo che Longino, il centurione romano che gli trafisse il costato, raccolse ai piedi della Croce. È il Sacro Graal, quindi, che Longino alla sua morte (37 d.C) sotterrò per evitare che andasse disperso. Per circa 800 anni se ne persero le tracce e fu Sant’Andrea a indicare dove ritrovare la prima urna. Con questa scoperta, Mantova diventa sede vescovile e viene costruita una piccola chiesa in onore dell’Apostolo Andrea. Nel 1048 avviene il secondo ritrovamento della reliquia e delle ossa di S. Longino, a cui è dedicata una cappella. La chiesa venne infine ristrutturata definitivamente a partire dal 1472, su progetto di Leon Battista Alberti, anche se la morte dell’artista e i successivi stravolgimenti ne hanno alterato l’impianto rinascimentale. La cripta conserva, con un sofisticato meccanismo a 12 chiavi, le reliquie che vengono tirate fuori solo il venerdì santo.

Rotonda di San Lorenzo a Mantova

La Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più antica di Mantova. Costruita ad immagine della Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme è a pianta centrale con un matroneo in alto.L’interno è a navata unica, con la parte centrale preceduta da un deambulatorio con otto colonne. La chiesa era completamente affrescata ma le vicissitudini che ha attraversato durante i secoli hanno lasciato solo resti di affreschi, tra cui un “San Lorenzo sulla graticola“. Usata come magazzino e poi cortile, fu riconsacrata nel 1926 e riportata all’antico splendore demolendo le case che ne ostruivano la vista.

Piazza Sordello e Duomo

La piazza più grande ed importante di Mantova è dedicata al poeta trovatore Sordello ma per secoli si è chiamata Piazza San Pietro. Piccolo gioiello di armonia, Piazza Sordello è il luogo dove Mantova è stata fondata e in cui la bellezza della città lombarda trova la sua sintesi migliore. Il Duomo è la chiesa più importante della città, anche se non bella quanto la vicina Sant’Andrea. All’interno sono seppelliti i più importanti membri della famiglia Gonzaga. Accanto al Duomo c’è la Torre che si trova in fondo alla piazza, mentre da sinistra si susseguono il Palazzo Vescovile, Palazzo degli Uberti col suggestivo vicolo Bonacolsi, Palazzo Castiglioni e il Palazzo Acerbi con la Torre della Gabbia. Dall’altro lato della piazza si stagliano le suggestive sagome del Palazzo del Capitano e della Magna Domus, nucleo originari del Palazzo Ducale

Piazza delle Erbe

Come accade per molte città venete e lombarde, anche a Mantova il nome di Piazza delle Erbe indica la secolare funzione di luogo commerciale della città, in particolare di mercato di frutta e verdura.Oggi sono le botteghe sotto ai portici, i tavolini dei bar e quelli dei ristoranti a caratterizzare il cuore commerciale e turistico di Mantova. Partendo dalla Rotonda di San Lorenzo (Vedi punto 5), nell’estremo angolo a destra c’è la Casa del Mercante mentre a sinistra della Rotonda si eleva la Torre dell’Orologio astronomico (1473) e accanto il Palazzo della Ragione. La piazza si chiude con il Palazzo del Podestà, detto anche “Palazzo del Broletto” (1227). Sul lato posteriore c’è una statua duecentesca di Virgilio in cattedra, che i mantovani chiamano più semplicemente, la vècia, la vecchia in dialetto.

Sabbioneta nei dintorni di Mantova

Nel 2008 l’Unesco decise di dichiarare Mantova Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Al gioiello lombardo, però, aggiunse la vicina cittadina di Sabbioneta come esempio della città ideale rinascimentale. Costruita in poco più di 30 anni per volontà di Vespasiano Gonzaga, Sabbioneta è uno straordinario esempio di città fortificata pianificata e costruita da zero, allo stesso tempo città militare e residenziale, corte cittadina e rurale.Diverse opere rendono Sabbionetà un luogo unico: il Teatro all’Antica, il primo costruito in Europa per svolgere questa funzione, quindi non ricavato da edifici preesistenti; la Galleria degli Antichi, la più lunga d’Italia dopo quella delle Carte geografiche in Vaticano e quella degli Uffizi a Firenze. Tra gli altri edifici rappresentativi, Palazzo Ducale dimora del Duca quando era al governo e Palazzo Giardino, luogo di ozio e di riposo. Oltre ad uno straordinario luogo urbano, Sabbioneta è anche inserita in una splendida cornice naturale al centro della Pianura Padana, a pochi chilometri dalla confluenza del Po con l’Oglio.